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venerdì 13 marzo 2015

Partenio

Il partenolide, un lattone sesquiterpenico presente in natura come componente del partenio (Tanacetum parthenium), una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae, è già da tempo oggetto di numerosi studi per le sue potenti e complesse proprietà farmacologiche antiossidanti, antimicrobiche e antinfiammatorie, tanto che la somministrazione di estratti di partenio per via orale o per infusione per il trattamento di febbre, dolori gastrici, artrite reumatoide e per la profilassi dell'emicrania, da semplice rimedio tradizionale, è diventata ormai una pratica piuttosto abituale anche nella medicina ufficiale.

Dal lavoro di ricerca svolto negli ultimi anni da alcune equipe internazionali è emerso che il partenolide ha anche delle importanti proprietà antitumorali che interessano diverse linee cellulari. Nello specifico, è stato dimostrato che il principio attivo è in grado di inibire la proliferazione delle cellule neoplastiche e di provocarne la morte per apoptosi.

La capacità di inibire il legame del DNA con i fattori di trascrizione NF-kappaB, costitutivi in diversi tipi di neoplasia, attraverso l'interazione con IKK o più direttamente con la subunità p65 dell'NF-kappaB è considerata una delle principali modalità d'azione del partenolide. Attraverso l'inibizione dell'attivazione degli STAT (Signal Transducers and Activators of Transcription) e della MAP-chinasi e l'induzione di una sostenuta attività delle JNK e della p53, ottenute influenzando direttamente i livelli della MDM2 e della HDAC1, esso provoca inoltre un incremento della suscettibilità delle cellule neoplastiche alla chemio e alla radioterapia.

A livello epigenetico, il partenolide riduce i livelli di HDAC12 e, inibendo l'attività della DNMT2, induce la totale ipometilazione del DNA, che può riattivare l'espressione di alcuni geni soppressori. Questi provocano una riduzione dei livelli cellulari di GSH nelle cellule neoplastiche, a cui fanno seguito un accumulo di radicali liberi e, finalmente, l'apoptosi.


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mercoledì 11 marzo 2015

Griffonia



La Griffonia è una pianta legnosa appartenente alle zone africane tropicali e umide. I semi contengono 5-idrossi-triptofano (5-HTP), un precursore della serotonina, neurotrasmettitore coinvolto in varie funzioni fisiologiche, tra cui l'umore, il sonno, l'appetito. Il 5-HTP, a differenza del triptofano esogeno, riesce agevolmente ad attraversare la barriera ematoencefalica, contrastando depressione ed ansia.

Comparando l’estratto con altri antidepressivi, si è evidenziato un’attività maggiore associata a scarsi effetti collaterali, al contrario di Prozac, Effexor, Paxil i quali non sono stimolatori della serotonina ma servono a tenerla per un periodo più lungo in circolo, inibendo il meccanismo di ricaptazione delle serotonina.

La Griffonia è utile anche in caso di insonnia, allungando la fase REM.

mercoledì 25 febbraio 2015

Trattamenti Viso

24/10/2013

La miglior cura di bellezza per il viso: l’olio

Anziché ostruire i pori, come comunemente si crede, l’olio può essere invece il sistema più economico e migliore per proteggere la pelle del viso e migliorare l’aspetto, al pari e anche meglio delle creme di bellezza più costose.






Quando sentiamo parlare di “olio”, la prima associazione mentale che facciamo è quella di un qualcosa di unto. Se poi, associamo questo termine a un altro, come “viso”, allora l’immagine che si forma è quella di un volto caratterizzato da un’antiestetica pelle untuosa, lucida.
Però, queste sono solo associazioni mentali e, secondo l’esperto dermatologo, non rispondenti alla realtà: l’olio infatti non promuove gli inestetismi a esso associati come lucidità della pelle, ostruzione dei pori e magari anche acne. Al contrario, è l’opzione ideale per la cura della pelle del viso, e non solo.

A perorare la causa sull’uso dell’olio in cosmetica e per la cura della propria pelle in modo semplice, economico ed efficace è il dottor Dendy Engelman, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Dermatologica dell’Ospedale Metropolitan di New York City.
L’esperto, ha riassunto per Essence.com i benefici dell’olio per la pelle, ricordando che l’olio (o il sebo) è naturalmente presente sulla pelle.
L’olio dunque non ostruisce i pori, ribadisce Engelman, e non causa l’acne poiché questa si manifesta quando i pori si occludono a causa delle cellule morte del sebo. Ma l’uso di grassi a livello topico sul viso non peggiora il processo.

sabato 14 febbraio 2015

Cefalea

I mille volti di un disturbo comune.

Sintomo molto diffuso e ricorrente, la cefalea è definita come disturbo doloroso localizzato a livello di testa e parte superiore del collo, nella maggior parte dei casi episodico, che può essere però anche cronico.

I due principali tipi di mal di testa solo la cefalea muscolo-tensiva e la cefalea vasomotoria.

L'emicrania, dovuta alla stimolazione di strutture intracraniche del cervello e ad alterazioni vascolari, è la forma più comune di cefalea vasomotoria. Il tessuto cerebrale di per sé non è sensibile a stimoli dolorifici in quanto non presenta algocettori (recettori del dolore o nocicettori); il dolore avvertito è invece determinato dalle strutture algosensibili attorno al cervello: cranio, muscoli, nervi, arterie e vene, tessuto sottocutaneo, occhi, orecchie, seni e membrane mucose.

lunedì 26 gennaio 2015

Vitamine Gruppo B

Descrizione

Le otto vitamine del complesso B funzionano in modi diversi per aiutare gli enzimi a svolgere le migliaia di trasformazioni molecolari nel corpo e sono quindi conosciute come coenzimi. Tutte le vitamine B sono sostanze idrosolubili che possono essere ottenute da batteri, lieviti, funghi o muffe. Le vitamine conosciute del complesso B sono B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (vitamina PP o nicotinamide), B5 (acido pantotenico), B6 vitamine b 6) (piridossina, piridossale, piridossamina), B12 (vit b12) (cobalamina), biotina, e acido folico, (folato, folacina, acido pteroilglutammico). Il loro raggruppamento sotto il termine di complesso B è basato sulla provenienza comune, sul loro stretto collegamento nei tessuti animali e vegetali e sui loro rapporti funzionali.
Ci sono tre sostanze, chiamate non-vitamine B che vengono spesso erroneamente considerate come vitamine.
Esse sono inositolo, colina, (che cede parte della sua struttura alla lecitina) e acido lipoico. Queste sostanze nutritive non fanno parte delle vitamine essenziali del complesso B, ma sono coenzimi che aiutano il metabolismo e si trovano in una grande varietà di alimenti. Altre sostanze considerate erroneamente vitamine B sono l’acido para-aminobenzoico (PABA), i bioflavonoidi (vitamina P) e l’ubichinone. La vitamina B15 (qualche volta viene chiamato così l’acido pangamico), la B17 è laetrile, la BT, carnitina, è una componente importante delle cellule ma non è una vitamina.
Le vitamine del complesso B forniscono energia all’organismo convertendo i carboidrati in glucosio, che l’organismo “brucia” per produrre energia. Sono fondamentali nel metabolismo dei grassi e delle proteine. Inoltre, le vitamine B sono necessarie per il normale funzionamento del sistema nervoso e si possono considerare il fattore principale per la salute dei nervi. Sono essenziali per il mantenimento del tono muscolare nel tratto gastrointestinale e per la salute della pelle, dei capelli, degli occhi, della bocca e del fegato.
Tutte le vitamine del complesso B sono costituenti naturali del lievito di birra, fegato e cereali integrali. Il lievito di birra è la fonte naturale più ricca del gruppo B. Un’altra importante fonte di vitamine B è costituita dai batteri intestinali. Tali batteri si moltiplicano in modo ottimale nel lattosio e in piccole quantità di grasso.