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giovedì 26 maggio 2016

Garcinia cambogia

La Garcinia o Tamarindo del Malabar è un frutto giallastro a forma di zucca dalle dimensioni di un’arancia, originario dell’India meridionale; è stato impiegato per secoli dalla medicina ayurvedica nel trattamento dell’obesità, in quanto riduce la trasformazione degli zuccheri assunti con la dieta in grassi di deposito e contribuisce alla regolazione del senso della fame, agendo sulle scorte di glicogeno e modulando nel sistema nervoso centrale sia il rilascio che il successivo uptake della Serotonina.

L’acido idrossicitrico (HCA), contenuto in grande quantità nella buccia del frutto, è il principale responsabile dell’inibizione della lipogenesi operata dall’estratto: è infatti in grado di bloccare l’attività dell’enzima citrato liasi, punto di partenza della sintesi degli acidi grassi e del colesterolo nel citosol delle cellule dei tessuti lipogenici (fegato, intestino, tessuto adiposo).

sabato 14 marzo 2015

Garcinia

La Garcinia o Tamarindo del Malabar è un frutto giallastro dalle dimensioni di un’arancia, originario dell’India meridionale; è stato impiegato per secoli nella medicina ayurvedica nel trattamento dell’obesità: diminuisce l’introito calorico, riduce l’accumulo dei grassi a livello addominale e regola il senso della fame.

Le componenti principali sono acido idrossicitrico (HCA), piccole quantità di mucillagini, pigmenti, flavonoidi e amine. 

L’HCA inibisce la lipogenesi interferendo con l’enzima ATP-citratoliasi, che catalizza la trasformazione del citrato in acido ossalacetico e acetil-CoA. Il citrato viene prodotto in eccesso a livello dei tessuti lipogenici (fegato, intestino, tessuto adiposo) quando l’alimentazione è eccessiva, soprattutto se a base di zuccheri. L’acido ossalacetico rappresenta il prodotto di partenza per la sintesi dei grassi che vengono poi stoccati nel tessuto adiposo sottocutaneo. Pertanto l’HCA inibisce l’accumulo di calorie sotto forma di grassi di deposito sottocutaneo. Inoltre, l’HCA stimola la glicogenosintesi epatica a partire dal glucosio con conseguente incremento dei depositi di glicogeno in quest’organo. L’aumento del glicogeno epatico rappresenta un segnale inibitorio per il nucleo ipotalamico della fame e allo stesso tempo uno stimolo per il centro della sazietà.