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sabato 2 aprile 2011

Glucosamina e Condroitina

Le Osteoartriti (OA) sono la più comune forma di disturbo articolare che colpisce la popolazione mondiale, modificandone pesantemente la qualità della vita. Recentemente, si è registrato un aumento dell'interesse verso l'uso di agenti condroprotettivi per la cura delle OA. Per capire meglio il meccanismo d'azione di questi principi attivi, bisogna prima essere a conoscenza della struttura di una cartilagine.

La cartilagine.
In condizioni normali, la superficie articolare delle ossa è coperta dalla cartilagine ed immersa nel fluido sinoviale. In un'articolazione sana la cartilagine è liscia ed il fluido sinoviale fornisce un'adeguata lubrificazione. Normalmente, la cartilagine
ha la seguente composizione: 2% da cellule, dette condrociti, 20 - 40% da matrice extracellulare, 60 - 80% da acqua. I condrociti producono e mantengono la matrice, che a sua volta rappresenta un ambiente favorevole allo sviluppo di queste cellule. La matrice extracellulare è composta al 60% da collagene (prevalentemente collagene di tipo Il) e dal 40% di proteoglicani. Questi ultimi sono composti da glicosaminoglicanii (o mucopolisaccaridi) attaccati ad una catena proteica. I glicosaminoglicani più rappresentativi sono Condroitin Solfato-6, Condroitin solfato-4, Keratan Solfato e Dermatan Solfato. Nella matrice i proteoglicani sono legati a molecole di acido ialuronico in modo da ottenere particolari aggregati a forma di piuma. Questi aggregati sono estremamente idrofilici, ciò spiega l'elevata quantità d'acqua presente nella matrice. Contemporaneamente i proteoglicani sono legati alla fibrille di collagene, con lo scopo di limitare l'eccessivo richiamo d'acqua, che cambierebbe radicalmente le proprietà fisiche della cartilagine.
Come tutti gli altri tessuti connettivi dell'organismo, anche la cartilagine articolare è un materiale vivo e dinamico. In pratica è costantemente demolita e rimpiazzata. Nelle persone sane c'è un equilibrio fra la distruzione del vecchio tessuto (attraverso la sintesi di enzimi da parte dei condrociti) e la sintesi di uno nuovo. Se, invece, la cartilagine viene distrutta più velocemente rispetto al tempo impiegato dall'organismo a sostituirla, allora si sviluppa l'osteoartrite. In particolare, si verifica una minore produzione di glicosaminoglicani, che porta ad una diminuzione dei legami tra proteoglicani e collagene. Il risultato è un maggior richiamo di acqua all'interno della matrice che rende la cartilagine meno resistente, limitando la sua normale funzione protettiva. Questo processo progredisce inesorabilmente, indebolendo sempre più l'articolazione e causando danni irreparabili col passare degli anni. Soltanto nel 2-3% dei casi le OA sono causate da infortuni o traumi alle articolazioni, infermità congenite o altre infermità; in questi casi si parla di OA secondarie. La maggior percentuale è rappresentato dalle OA primarie (localizzata o generalizzata), che appaiono apparentemente senza cause scatenanti con l'avanzare dell'età. Le OA primarie si verificano con più probabilità dopo i 50 anni; alcuni studi segnalano che dopo i 65 anni il 75% degli individui soffre di OA più o meno grave.

Cura delle Osteoartriti.
Le due capacità che, secondo i medici, una terapia dovrebbe avere per curare le OA sono:
1. diminuire i sintomi del disturbo
2. limitare il progresso della malattia
Le terapie convenzionali sono solite intervenire attraverso 1) interventi chirurgici, 2) cambiamento delle abitudini di vita degli ammalati o 3) cure farmacologiche. L'intervento chirurgico è sicuramente di grande efficacia, ma è consigliato solo nei casi più gravi. Il tentativo di modificare alcuni comportamenti errati nello stile di vita è, invece, alquanto complicato. E’ infatti ben noto che una riduzione del peso corporeo, un'alimentazione più sana e una lieve attività fisica mirata siano fattori che porterebbero benefici, ma spesso sono difficilmente applicabili alla vita di tutti i giorni. L'impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei (aspirina, ibuprofene, etc.) e corticosteroidi ha un effetto immediato sugli stati infiammatori responsabili del dolore, ma spesso hanno effetti collaterali non trascurabili.

Agenti Condroprotettori.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha focalizzato il proprio interesse sulla ricerca di principi attivi che rallentino il progredire delle OA e stimolino la riparazione delle cartilagini danneggiate: gli agenti condroprotettivi. Le caratteristiche ottimali che essi hanno sono:
1. stimolare i condrociti a produrre collagene e proteoglicani
2. inibire la degradazione della cartilagine (per es. mediante l'inibizione degli enzimi)
I composti che hanno mostrato di avere queste caratteristiche sono quelli naturalmente presenti nella cartilagine, tra cui i più rappresentativi sono glucosamina e condroitina solfato.

Glucosamina.
È un amino-monosaccaride che i condrociti sintetizzano a partire da glucosio e che funge da precursore per i glicosaminoglicani. Nel caso di OA, un apporto supplementare di glucosamina mette a disposizione dei condrociti una quantità di materia prima tale da compensare lo squilibrio tra degradazione e rinnovo della cartilagine, permettendone un più veloce ripristino. Alcuni studi hanno, inoltre, dimostrato un lieve effetto antinfiammatorio, probabilmente dovuto ad un blocco dei radicali liberi. In seguito ad assunzione per via orale, la quantità di glucosamina biodisponibile è circa pari al 45% di quella ingerita; l'escrezione avviene principalmente con le urine. È stato dimostrato che l'assunzione per via orale di sali di glucosamina (glucosamina solfato e glucosamina cloridrato) può avere effetti benefici per la cura delle OA; inoltre non è stata segnalata alcuna tossicità; né particolari effetti collaterali.

Condroitina Solfato.
Come già accennato è il glicosaminoglicano presente in maggior quantità all'interno delle cartilagini. È un polimero di acido glucuronico e N-acetil-galattosamina solfato. Si può trovare in numerosi tessuti, tra cui tendini, ossa e dischi vertebrali. La sua funzione fondamentale nella cartilagine è quella di formare i legami con le fibrille di collagene. È stato dimostrato anche un effetto inibitorio nei confronti degli enzimi (collagenasi ed elastasi) presenti nel liquido sinoviale e responsabili della degradazione della cartilagine. Col passare degli anni la produzione di condroitina solfato da parte dei condrociti diminuisce, con la conseguenza di avere una cartilagine sempre più indebolita, Assumere quindi condroitina solfato nel caso di OA può aiutare ad incrementare la concentrazione di glicosaminoglicani nella cartilagine e limitare la sua eccessiva degradazione. Anche in questo caso non è stata dimostrata alcuna tossicità nè effetti collaterali. Molti studi pubblicati recentemente riportano che, in seguito a somministrazione per via orale di questo principio attivo, i pazienti hanno riscontrato una riduzione del dolore (leggera attività antinfiammatoria), parallelamente ad un calo nel consumo di farmaci antinfiammatori o altri antidolorifici.

Effetto sinergico.
 Sia la glucosamina che la condroitina solfato considerate separatamente, non possiedono tutte e tre le caratteristiche peculiari di un condroprotettore; ciò si verifica, invece, se si sommano i loro effetti . Visto che la glucosamina stimola la produzione di nuova cartilagine e la condroitina solfato ne impedisce la degradazione, l'effetto risultante da una somministrazione combinata per fasi progressive della infermità, sarà il rallentamento del progredire dell'OA.

Metil Sulfonil Metano.
È una forma naturale dello zolfo organico. Sì tratta della forma in cui lo zolfo è presente in natura, all’interno di tutti gli organismi viventi, dove agisce come sostanza biologicamente attiva. Lo zolfo organico, biologicamente attivo, possiede proprietà terapeutiche e preventive. Dopo il calcio e il fosforo, lo zolfo è, in ordine di quantità, il terzo minerale presente nel corpo umano ed è utilizzato dai tessuti muscolari, dalla pelle e dalle ossa. Quando i vegetali assorbono il Metil Sulfonil Metano lo trasformano in aminoacidi solforati, cioè metionina e cisteina. La taurina e la cistina, gli altri due aminoacidi contenenti zolfo, vengono sintetizzati a partire dalla cisteina. Il nostro corpo produce circa l’80% degli aminoacidi di cui ha bisogno, questi sono chiamati aminoacidi non essenziali. Il restante 20% di aminoacidi, detti essenziali, deve essere assunto dal cibo e comprende la metionina e la cisteina. Due molecole di cisteina possono unirsi attraverso legami di zolfo (-S-S-). Questi legami sono elementi chiave nella struttura delle proteine, di cui determinano la forma, le proprietà e l'attività biologica. Tessuti flessibili quali quello connettivo e quello cartilagineo contengono proteine con legami di zolfo flessibili. Il collagene è la proteina che si trova in maggiore quantità nel nostro corpo, nonché un componente principale di tutti i tessuti connettivi. Nella cartilagine, la glucosamina, la condroitina e i proteoglicani contenenti zolfo, formano, insieme al collagene, una sostanza proteica fibrosa che costituisce la struttura del collagene stesso, e lo rende flessibile. Da quanto descritto si capisce bene come un'associazione delle tre sostanze possa essere utile come coadiuvante nel trattamento delle artrosi, artriti e artrite reumatoide.

Conclusioni.
Negli ultimi anni si è registrato un aumento d'interesse da parte degli studiosi nei confronti degli agenti condroprotettivi (glucosamina e condroitina solfato) per la prevenzione e la cura delle osteoartriti. Particolare attenzione è rivolta all'impiego della condroitina solfato, glucosamina e metil sulfonil metano, che inseriti in formulazioni dietetiche per via orale sembrano lavorare in sinergia per rallentare il progredire delle OA. La comodità d'impiego e la loro assoluta non-tossicità aprono le porte ad un nuovo approccio nella cura delle osteoartriti, considerate quasi inarrestabili fino a pochi anni fa.